Attenzione ai trasferimenti nei fondi pensione: cosa cambia davvero con la nuova normativa

Desidero portare alla Sua attenzione alcune novità normative sui fondi pensione che, seppur presentate come un ampliamento delle possibilità di scelta, nascondono rischi concreti che meritano un’attenta valutazione.

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La recente Legge di Bilancio ha introdotto la portabilità del contributo del datore di lavoro anche verso fondi pensione aperti e PIP. A partire dal 2026, quindi, sarà possibile trasferire la posizione da un fondo negoziale a strumenti individuali senza perdere il contributo aziendale.

Questa novità, tuttavia, va letta con molta cautela.

🔹 Il nodo centrale sono i costi
I dati ufficiali (COVIP / ISC) mostrano in modo inequivocabile che:

  • fondi pensione negoziali hanno costi medi di lungo periodo intorno allo 0,36% annuo;
  • fondi pensione aperti salgono a circa 1,23%;
  • PIP arrivano mediamente a 1,8%, con punte anche superiori.

Una differenza di circa 1,5% annuo, su orizzonti di lungo periodo, può avere un impatto molto rilevante sul risultato finale.

Un esempio concreto
Ipotizziamo:

  • un versamento di 5.000 euro all’anno
  • per 40 anni di lavoro
  • con un rendimento finanziario lordo del 4% annuo

• Con uno strumento a costi contenuti, il capitale finale stimato è di circa 475.000 euro.
• Con uno strumento che applica 1,5% annuo di costi in più, il capitale finale scende a circa 365.000 euro.

👉 La differenza è di oltre 100.000 euro, a parità di versamenti e di mercati finanziari.
Una perdita dovuta esclusivamente ai maggiori costi, che agiscono silenziosamente anno dopo anno.

🔹 Il rischio di “migrazioni guidate” e dei conflitti di interesse
La nuova normativa apre di fatto la strada a un aumento dei trasferimenti verso strumenti:

  • più costosi,
  • spesso collocati da banche, assicurazioni e reti commerciali,
  • non sempre scelti nell’esclusivo interesse del lavoratore.

È inoltre importante essere consapevoli che questo cambio di passo normativo può risultare particolarmente favorevole alle reti di vendita di banche e assicurazioni, in quanto fondi aperti e PIP prevedono meccanismi commissionali più elevati rispetto ai fondi negoziali.
Ciò può incentivare proposte commerciali che, pur formalmente legittime, non coincidono necessariamente con la soluzione più efficiente per il risparmiatore.

È bene ricordare che il fondo pensione negoziale resta il pilastro della previdenza complementare italiana, sia per i costi contenuti sia per la sua governance, strutturalmente orientata alla tutela degli iscritti.

🔹 Cambiare non significa automaticamente migliorare
Il fatto che oggi sia possibile trasferirsi non significa che sia conveniente farlo.
Ogni decisione va valutata considerando:

  • costi complessivi nel tempo,
  • qualità della gestione finanziaria,
  • solidità del fondo,
  • reale beneficio rispetto alla situazione attuale.

📌 Il mio consiglio
Prima di effettuare qualsiasi trasferimento o di aderire a proposte “standard”, è fondamentale analizzare caso per caso la propria posizione previdenziale.
Una scelta sbagliata oggi può compromettere in modo significativo il risultato di domani.

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